You are currently viewing Donne Migranti Vittime di Tratta e Violenza di Genere: Il Contesto di Napoli e dell’Italia
Foto di Nika Gard su Unsplash

Donne Migranti Vittime di Tratta e Violenza di Genere: Il Contesto di Napoli e dell’Italia

  • Post category:Migration

Introduzione

Il fenomeno della tratta di esseri umani colpisce in modo sproporzionato le donne migranti provenienti da Paesi terzi, in particolare dall’Africa subsahariana. In Italia, l’area metropolitana di Napoli rappresenta un importante punto di arrivo e di transito, dove molte di queste donne vengono intercettate nei programmi anti-tratta. La combinazione tra violenza di genere e vulnerabilità migratoria rende queste vittime particolarmente esposte allo sfruttamento e spesso invisibili ai sistemi di protezione.

Secondo le stime ISTAT, al 1° gennaio 2024 in Italia risiedono circa 5,3 milioni di cittadini stranieri, pari all’8,9% della popolazione totale. Di questi, circa 3,7 milioni sono donne straniere. In Campania vivono oltre 260.000 donne migranti, provenienti soprattutto da Paesi terzi come Nigeria, Ucraina, Marocco, Filippine, Sri Lanka e altri Stati africani. Le donne rappresentano circa il 52% della popolazione straniera, ma presentano un tasso di occupazione inferiore al 40%, risultando maggiormente esposte a:sfruttamento sessuale, lavoro, domestico irregolare, precarietà abitativa e dipendenza economica.

Le Donne Migranti in Campania

 Il grafico seguente mostra la distribuzione delle donne migranti nelle province della Campania nel 2024.

Distribuzione delle donne migranti per provincia in Campania (2024)

 

Napoli ha la concentrazione più alta, seguita da Salerno e Caserta. Avellino e Benevento presentano numeri più bassi. Questa distribuzione evidenzia le aree in cui le donne migranti risultano maggiormente esposte al rischio di tratta e sfruttamento.

Fattori di Vulnerabilità e Rischio di Tratta

Piramide dei fattori di vulnerabilità delle donne migranti al rischio di tratta

I fattori di vulnerabilità al rischio di tratta includono soprattutto la giovane età, in particolare tra i 15 e i 34 anni, spesso associata a minore autonomia e consapevolezza dei propri diritti, lo stato migratorio precario che limita l’accesso alla protezione istituzionale, l’accesso ridotto ai servizi sanitari, sociali e legali, una condizione socio-economica fragile caratterizzata da disoccupazione o lavoro irregolare, l’isolamento sociale dovuto a barriere linguistiche e culturali, e una forma di discriminazione multipla che combina genere, origine etnica e status migratorio, aumentando ulteriormente il rischio di sfruttamento e violenza

Contesto Locale: Napoli e Campania

Area metropolitana di Napoli: punto di arrivo e transito per migranti dall’Africa subsahariana, Nigeria in particolare. Molte donne Nigeriane sono intercettate nei programmi anti-tratta, spesso sfruttate nel mercato del sesso di strada e indoor.463 nuove richieste ai Centri Antiviolenza del Comune di Napoli nell’ultimo anno (con significativa quota di straniere). Le vittime migranti spesso entrano in contatto con reti criminali locali  e gruppi criminali  transnazionali.

Criticità Locali

Le principali difficoltà riscontrate sono:

  • barriere linguistiche e culturali

  • paura di denunciare (debiti, minacce, riti juju)

  • carenza di posti nelle case rifugio

  • rischio di invisibilità delle vittime

Molte donne passano dallo sfruttamento di strada a forme più nascoste, rendendo difficile l’identificazione.

Contesto Nazionale: Quadro Generale

Linee generali

In Italia, la tratta a scopo di sfruttamento sessuale colpisce in maggioranza donne e ragazze provenienti da Paesi terzi (Nigeria, Costa d’Avorio, Marocco, Est Europa non UE). La violenza di genere è la cornice: la tratta riproduce schemi patriarcali e sfrutta doppia vulnerabilità (di genere + migratoria). Secondo dati ISTAT e Dipartimento Pari Opportunità, oltre il 70% delle vittime assistite nei programmi anti-tratta sono straniere.

Trend Emergenti

Negli ultimi anni si osservano nuovi fenomeni: aumento dei minori e delle giovani vittime, diffusione dello sfruttamento online (annunci web, escort site), crescita dello sfruttamento lavorativo forzato, reclutamento tramite social network e matrimoni forzati e coinvolgimento di nuovi Paesi africani (Burkina Faso, Mali, Guinea, Costa d’Avorio). Inoltre, solo una parte delle vittime riesce ad accedere ai programmi di protezione previsti dall’art. 18 del Testo Unico sull’Immigrazione.

Criticità Comuni

Nonostante gli sforzi istituzionali, persistono numerosi problemi.

L’identificazione tardiva rappresenta un problema rilevante, poiché molte donne vengono inizialmente considerate come “irregolari” piuttosto che riconosciute come vittime di sfruttamento, ritardando così l’accesso alla protezione e al supporto necessari. A questo si aggiungono gli stereotipi culturali, che tendono a minimizzare la gravità della situazione, diffondendo l’idea che si tratti di una “scelta di prostituirsi” e ignorando le dinamiche di coercizione, violenza e vulnerabilità che spesso ne sono alla base. Inoltre, la protezione risulta disomogenea sul territorio, con forti differenze tra regioni in termini di posti disponibili, qualità dei servizi e risorse dedicate, creando disuguaglianze nell’assistenza. Infine, i percorsi di integrazione appaiono fragili, poiché molte donne incontrano difficoltà nell’accesso alla formazione, al lavoro e all’autonomia economica, elementi fondamentali per costruire una vita indipendente e sottrarsi definitivamente alle reti di sfruttamento.

Implicazioni e Bisogni Prioritari

Per contrastare efficacemente la tratta è necessario:

  • rafforzare i percorsi di emersione precoce

  • aumentare la mediazione linguistico-culturale

  • creare posti dedicati nelle case rifugio

  • promuovere programmi di empowerment

  • sostenere l’inserimento lavorativo

  • accompagnare l’autonomia economica

Particolare attenzione va riservata anche al tema della genitorialità, spesso trascurato nei percorsi di protezione.

Conclusione

La tratta di donne migranti da Paesi terzi è un fenomeno strutturale in Italia e a Napoli. Serve un approccio integrato: diritti umani, genere, migrazione. Investire su identificazione, protezione e reintegrazione significa non solo salvare vite, ma anche spezzare le catene dello sfruttamento.